La musa di letterati e scienziati

C’è un concetto, apparentemente astratto, capace di avere quel sensibile e raro pregio di poter catturare l’attenzione e l’immaginazione di bambini, giovani adulti, anziani, fino ad arrivare a coloro che della matematica e la fisica ne hanno fatto una professione. Un concetto che spesso è stato definito un’idea, piuttosto facile da inquadrare e capace di aver accompagnato molte menti geniali. Letterati e scienziati costantemente ricordati per aver reso possibile l’aggiunta di un piccolo, fondamentale, tassello nel puzzle della conoscenza.

L’infinito: la musa dei letterati e degli scienziati. Un concetto libero, e comunque pronto a presentare elementi puntuali quando si trova al cospetto delle modalità che ne rendono un soggetto degno di interesse, per il suo essere indescrivibile univocamente.

Usiamo i numeri cardinali se pensiamo alla dimensione di un luogo pullulante di persone, di cui vogliamo sapere per forza la capienza. Forse – inconsciamente – è ciò che abbiamo fatto anche ieri sera, in attesa della mezzanotte, lo spartiacque fra il vecchio e il nuovo, la verità e le aspettative. Ci siamo preparati intavolando con i nostri amici discorsi più o meno fedeli alla realtà, grazie a fiumi di bollicine e una miriade di tartare e mini stuzzichini dalle farciture sempre più difficili da decrittare. Sì lo stesso arco temporale di ogni fine giornata, denotato ieri un’importanza così particolare da richiedere una preparazione lunga giorni, con un assiduo mal di testa fra chiamate prive di mordente, la scelta dell’abito da indossare e innumerevoli liste lasciate ai quattro angoli della casa.

Eccolo qui, il ricordo di poche ore fa quando mi preparavo ad entrare nell’ottica di attendere x minuti di fronte ad enormi stanze, rispetto a quelle a cui in genere sono abituata, dove le consumazioni che si sarebbero susseguite lungo questa notte, e atte a stimolare le papille gustative di persone sconosciute, avrebbero scandito il tempo a suon di cliché e scommesse fra amici (quelli di partenza) per cercare di capire quale fosse la materia prima, lavorata ad arte, di costruzioni gastronomiche molto belle da vedere.

Ritornando all’infinito, se desideriamo spingerci ad un livello di ragionamento ulteriore partendo da questa scena, l’atto necessario di allinearsi in code infinite per cercare di metter sotto i denti un qualcosa, deve essere meditato. Sì, perché farà sicuramente la differenza: l’ordine in cui ci disponiamo fa sempre la differenza. E lungi da noi permettere all’estroso di turno di passarci di fronte, saltando la sequenza che si è provato a mantenere. Questo criterio in molti di voi lo conosceranno già, perché si fa conoscere come quello “dei numeri ordinari” dove l’infinito più uno è più grande dell’infinito.

Il criterio dei numeri ordinari lascia intravedere un concetto che riguarda proprio la matematica: ci sono molti mondi matematici diversi in cui l’infinito assume diverse forme, perché queste derivano direttamente da come le nostre idee (che desideriamo rendere concrete grazie alla logica e agli strumenti e metodologie offerti dalle discipline scientifiche!) iniziano a definire le proprie forme.

Il punto a cui si deve destare l’attenzione è il bisogno incessante e necessario di dover orchestrare un equilibrio fra idea e forma, fra il pensiero e la sua realizzazione, fra uno sguardo e l’osservazione accurata,  fra particolari rilevanti e quelli che possono essere benissimo accantonati perché incapaci di fare una certa differenza all’interno – e fra i confini – del bacino di “infiniti” significati capaci di attirare la nostra attenzione. Se vi piace di più potete anche semplificare e associare quanto appena detto, all’estro personale che ci può diversificare rispetto ai nostri colleghi, coetanei, amici, parenti, e perfino dai conoscenti che ieri sera abbiamo prontamente aggiunto su Facebook.

La stessa esplorazione del concetto di infinito è stata portata avanti in ambito di fisica moderna. I fisici delle particelle, di oggi e di ieri, scelgono di dedicare i loro pensieri migliori per continuare a seguire la scia di un’avventura iniziata da uno studio teorico, prendendo spunto dalla storia personale del grande fisico le cui gesta diventano un chiodo fisso, un termine di paragone nel momento in cui si discuterà la propria tesi di laurea, arrivando a seguirne poi la ricerca – fino alla nausea – per provare a capirne le motivazioni, le correlazioni di riferimento e gli schemi di ragionamento così geniali da fargli vincere una candidatura al Nobel o magari – più semplicemente – aprirgli una posizione in realtà di ricerca prestigiose, collocate in una specie di “mondo di mezzo” da millennials, tipo il CERN o il Fermilab, da venerare e raggiungere in un prossimo futuro.

Il laboratorio è il luogo dove l’infinito si spinge al massimo dell’esuberanza: prova a essere descritto, spacchettato con calma, ridotto al minimo per capire quali sono le tracce da cui partire per interrogarlo, sperando che poi lui ci permetta di continuare a studiarlo mantenendo il dialogo aperto secondo i presupposti che noi abbiamo deciso. Certo, il nostro è sempre un dialogo aperto, ma qualcosa siamo riusciti a capire.

Al CERN e nei grandi centri di ricerca ad ampio respiro, si raccontano proprio quei dettagli di ciò che è avvenuto 13, 8 miliardi di anni fa partendo dai primi istanti di vita dello spazio-tempo…

Si è scoperto il Bosone di Higgs e si è dato avvio agli studi in cui dopo la rottura della simmetria che riguardava ogni cosa, la materia ha acquistato nuove forme, consistenze e strutture persistenti. Le galassie, le stelle, i pianeti, la vita rappresentata dai microorganismi che oggi sono oggetto di studio sugli esopianeti su cui la NASA dedica sempre più attenzioni, sono diventati degli straordinarie opportunità per accrescere la nostra naturale curiosità.

L’infinitamente grande si unisce, in maniera quasi costante ed indelebile, con l’infinitamente piccolo. I due sistemi si riguardano e gli astronomi e gli astrofisici, rispetto ai particellari, ne sono una dimostrazione. I loro super telescopi si spingono a misurare ciò che va al di là della visione comune, al di là delle nostre preoccupazioni, presunte fortune, carenze, parzialità, limitazioni. Sì, perché loro, fortunati eletti che hanno dedicato la propria vita a queste gesta, l’infinito riescono ad osservarlo davvero senza che nulla venga lasciato al caso. Ogni proprietà oggi nota e registrata viene misurata facendo ricorso ad ogni fotone rilevato da strumentazioni futuristiche.

Momenti e luoghi di ricerca in cui le dimensioni contano: 10 alla ventisettesima metri è (sebbene enorme) una misura finita, così come la base di 10 alla -18 metri delle strutture (i quark) che compongono l’Universo, essendone particelle elementari. Ma non sono le strutture più piccole che il nostro genio è in grado di concepire a livello scientifico e razionale…

Nell’ultimo secolo la fisica ha rivelato di essere capace di fare molto per il genere umano, anche a partire dalle cure mediche capaci di curare mali che oggi  non ci esentano dal partecipare in una quotidianità alterata, ma possibile.

Da Rutherford poi, i fisici “podisti” della sperimentazione ardita e fedele alle proprie domande, ai sani principi scientifici e al costante amore per la ricerca sono riusciti a guadagnare molto terreno: 6 ordini di grandezza.

Un ordine, una generazione di arditi scienziati, donne e uomini capaci aver trovato i presupposti per intavolare le giuste domande, ricavandone poi delle risposte. Con pazienza. Un’ infinita attrazione per il mondo della logica e della natura che sebbene possa nascondere, non riesce a sottrarre alle menti brillanti la capacità di esplorare il vero. L’ artefice di nuove considerazioni e delle scoperte che diventeranno il nostro più grande guadagno: l’educazione a voler intraprendere una scoperta.

Racchiusa e custodita agli animi migliori che devono solo avere il coraggio di ascoltarla, all’infinito…

 

LH

 

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