La Terra divisa: in superficie e nel profondo.

 

Viviamo in una tappa della storia dell’umanità che tende ad essere divisa, piuttosto che a generare coesistenza ed appoggio.

Forse i problemi che dobbiamo affrontare, e leggere (volenti o nolenti) sui quotidiani e sui libri di testo che fanno parte della nostra quotidianità possono essere un punto a favore del cambiamento che desidera annunciarsi.

La Natura appare da sempre un concetto astratto, capace di rievocare panorami mozzafiato o rive di fiumi tranquilli che cullano il nostro spirito nel momento in cui l’occhio ne è ammaliato. E dopo poco tempo, alla maggioranza di noi accade sempre lo stesso processo:

ci allontaniamo da lei, e non facciamo resistenza ai suoi rami che tendono a spazzare via le nostre buone intenzioni superficiali.

Anche l’agricoltura nasceva come una buona pratica dedita a favorire uno stile di vita maggiormente in contatto con le stagioni e con le ciclicità del suolo da coltivare; era una pratica dedita al rispetto non solo dell’ambiente ma anche della comunità. Quest’ultima infatti doveva pensare ad un modo per garantirsi il cibo anche nei periodi di carestie e siccità, nonché di carenza di animali da cacciare nei periodi invernali a causa della loro ottimale mimetizzazione con l’ambiente e delle avverse condizioni climatiche.

Oggi l’agricoltura è interessata a generare reddito, fatturato, pubblicità per aprirsi nuovi mercati grazie al fenomeno dell’internazionalizzazione dei mercati. E non parlo solo dell’universo del biologico che sta facendo la sua fortuna in un tempo ricco di malattie legate a pesanti disfunzioni organiche e cellule che non seguono le normali leggi di riproduzione e di morte programmata.

Il disboscamento che non ha limiti e gli allevamenti estensivi in zone che meriterebbero una tregua dall’eccessiva irrigazione e concimazione poco equilibrata sono un’insieme di fattori che tende a provocare la rapida desalinizzazione dei terreni coltivabili.

Come molti di voi sanno arare sempre più in profondità il suolo lo impoverisce di sostanze organiche preziose, anzi basilari, che servono a garantire che la materia prima coltivata possa crescere in un ricco humus e che le false acquifere ivi sottostanti siano mantenute efficienti e pulite. Guardiamoci intorno oggi: senza concimi chimici e diserbanti oggi non si muove più nulla, nessuna foglia destinata alla nutrizione umana viene risparmiata da questo programma industriale.

Ora per capire un punto fondamentale urge fare un passetto indietro, e concentrarci sulle piante che – a volte –  ci sembrano accessorie. Le piante sono state le balie che hanno nutrito e permesso al suolo di svilupparsi per ciò che è (anche se parzialmente) oggigiorno. Quindi, il suolo merita di essere considerato un “organismo” che mantiene una simbiosi con le piante che non asportano nulla da lui, anzi nutrono la sua massa profonda e scura  con una linfa grezza e ricca grazie al fenomeno della fotosintesi. Le piante creano materia utilizzando la luce e i gas atmosferici in modo unico, non riproducibile dalla tecnologia in nostro possesso.

Dalla nascita dell’agricoltura le piante erano considerate una benedizione, poiché erano gli unici organismi viventi a garantire che la luce e i gas si trasformassero in sostanza organica tangibile, l’humus, che fosse materia reale e benefica per la salute del suolo coltivabile.

L’humus ha il potere di:

  • migliorare la struttura del suolo, rendendolo così permeabile, soffice e poroso; adatto alla coltivazione.
  • ampliare la capacità di ritenzione dell’acqua, grazie alla sua trama assorbente.
  • rendere possibile l’assorbimento biologico del suolo, fondamentale per il mantenimento delle sue riserve di azoto e zolfo.
  • aumentare la disponibilità di micro elementi (grazie alla reazione chimica della chelazione) di natura poco solubile.
  • comportarsi come attivatore biologico di molti processi microbici di trasformazione legati al ciclo del carbonio

Ora, qualcuno potrebbe pensare al fatto che le piante hanno bisogno di azoto per vivere e soddisfare i loro bisogni nutrizionali.

L’azoto è anche l’elemento che nutre il suolo, ma una pianta assorbe da quest’ultimo minerali e tracce di elementi che ammontano all’incirca al 2,5% dei suoi bisogni nutrizionali. Ma allora i loro tessuti come sono composti?

I tessuti delle piante (sia che si tratti di un albero che di un filo d’erba) sono formati per il 75% da acqua e per il 25% da sostanza secca, che si suddivide – a sua volta – per un 20% da composti di carbonio formatisi grazie all’energia solare che attiva la fotosintesi clorofilliana, mentre il 5% rimanente viene preso dal suolo come minerali e tracce di elementi (2,5%) e azoto (2,5%).

Le piante sono funzionali al suolo, a patto che questo mantenga poco ossigenato il suo humus per via dell’eccessiva aerazione mediata da un’aratura poco umile e riverente nei confronti dei naturali ritmi della sua cavia.

Termino questa riflessione prendendo in prestito le parole del Prof. Donald Worster, membro dell’accademia americana di Arte e Scienza e figura luminare nell’ambito della storia dell’ambiente, tratte dal suo Dust Bowl: The Southern Plains:

“Terra è la parola che usiamo quando essa rimane dov’è, quando fa crescere il cibo che mangiamo e ci dà un posto dove stare e costruire, ma quando è sciolta e soffiata via dal vento la chiamiamo polvere”

Published by

Lisa Halfon

Deeply passionate in Technology, GeoPhysics, Biology, Science Communication and Life Development. In my blog I write what tickle my mind and may have a public impact

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