Lucciole: così piccole, così “magiche”

Finora mi è capitato di conoscere poche persone fortunate di aver visto un prato incantato, quasi fatato oserei dire, grazie all’intermediazione delle lucciole.

Ovviamente le generazioni di un vicino passato che poteva vantarsi di essere “a misura d’uomo” sanno giocarsi bene le loro carte, e son capaci di fare ancora la differenza.

Ma ritorniamo alle nostre lucciole, l’argomento che questo post vuole condividere.

Sono anatomicamente degli  insetti facenti parte della famiglia dei Lampiridi, meglio noti con il famigliare ‘coleotteri’ possono vantarsi di emettere la maestosa luminosità da circa duecento milioni di anni. Sebbene gli esempi fossili di lucciole risalgano a trenta milioni di anni fa, il dato precedente ha buone probabilità di verosimiglianza.

La luminosità permette loro di sfuggire alla predazione dei boschi e della vegetazione in cui si riproducono (sono molto sensibili all’inquinamento, e hanno bisogno del loro habitat naturale; ora distrutto per fini agricoli ed industriali) agendo sul partner attraverso le frequenze di luce autoprodotte.

La luce ha una variazione cromatica, che va dal giallo al verde e ha durata variabile a seconda della specie osservata.

Ma come funziona la riproduzione della Lampyris Noctiluca?

Questa, oltre ad essere la specie più diffusa in Italia, ha le sue comodità: sceglie uno spiazzo ben visibile, e vi si adagia tranquilla. Quando si sente pronta e sicura di sè, solleva leggermente il suo addome e si spinge ad emettere luce continua così da suscitare l’interesse dell’occhio dei maschi, solleticato (grazie ad un pigmento giallo presente al suo interno) dalle diverse lunghezze d’onda emesse della futura compagna.

Non si spaventano dalla lontananza perché, essendo dei fari viventi, individuano il segnale anche a quindici metri di distanza.

La caccia va sempre a buon fine, anche nel caso in cui le femmes fatales non trovino subito un pretendente da conoscere, la sera successiva e quella dopo ancora le danze luminose riprendono il loro corso; con la stessa melodia e i loro atti sinuosi.

Tuttavia, questi ultimi elementi variano da specie a specie, ciascuna ha infatti diverse frequenze di emissione per le proprie onde luminose, e questo se ci pensate è abbastanza ovvio.

Come per qualsiasi specie vivente, si vogliono evitare accoppiamenti che porteranno alla nascita di organismi poco adatti alla sopravvivenza nell’ambiente esterno. ‘The Survival of the Fittest‘ vi ricorda qualcosa?

Le lucciole sembrano amare la tranquillità e se la prendono con calma anche nel corso della copula, che dura dai venti ai sessanta minuti, che ammette un poliedrico incontro con più maschi per far stare la femmina ancora più sicura di essere fecondata. Ogni lasciata è persa; lei lo sa bene.

Quale dieta si propinerà ai futuri nascituri? beh, lontano da ogni immaginario popolare di animali dolci e pacati, le lucciole sonno abili nel cacciare. Cosa? Morbide e succulente lumache.

La lucciola è cieca dalla nascita e usa i palpi (sensori posti davanti l’apparato boccale) per percepire il calore emesso dalle sue ambite prede. Ancora non ho trovato un documentario in grado di mostrare questo momento, rarissimo, ma i biologi e studiosi della materia confermano.

Le lucciole sono esseri che se si riflette un momento, hanno un potere enorme. E quale sarà mai il miracolo presente in queste piccole luci mobili?

Lo abbiamo appena detto: la Bioluminescenza.

 

Questa, mantenendosi sulle frequenze del verde e del giallo (che vanno rispettivamente da 491 a 580 nanometri) viene considerata una luce fredda che come sappiamo ha rendimenti industriali del 100%.

Ad esempio il Neon è considerato una luce fredda, per questo principio…

Mica male per queste minuscole creature! Basti pensare che la luce delle lampadine che illuminano le nostre abitazioni rende un mediocre 4%.

Nel 1961 due biochimici della John Hopkins University hanno svelato la composizione chimica della loro luce: la parte ventrale del coleottero racchiude gli organi fotogeni che producono la magica proteina: la luciferina.

Luciferina, con la sua amica enzimatica luciferasi si dividono da brave il lavoro, generando la sostanza che noi vediamo come impulso luminoso.

Lo studioso tedesco appassionato della materia, Vitus Droescher scrisse nel suo Magia del mondo animale che questi due biochimici furono abili nel sintetizzare la luciferina (dimostrando che i quanti di luce emanati erano uguali al numero iniziale di molecole presenti nell’addome delle lucciole) ma non la luciferasi.

Rimanendo con questo mistero in mente, seguirò gli aggiornamenti in ambito biochimico sull’argomento. Come avrete già notato gli ultimi decenni di ricerche hanno mostrato una diversa sensibilità a ciò che racchiude il mondo naturale.

Osservandolo da vicino abbiamo una possibilità in più di capire qualcosina in più sul nostro che sebbene appaia complicato, rimane un primario e affascinante punto di riferimento.

Published by

Lisa Halfon

Deeply passionate in Technology, GeoPhysics, Biology, Science Communication and Life Development. In my blog I write what tickle my mind and may have a public impact

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